Dieta, obesità e cancro: il ruolo cruciale del cibo e dei grani antichi

MESSINA – Il legame tra alimentazione, obesità e rischio oncologico, negli ultimi anni, è diventato sempre più chiaro, sostenuto da evidenze scientifiche solide. L’obesità non rappresenta soltanto un problema estetico o metabolico, ma una vera e propria condizione infiammatoria cronica di basso grado, capace di favorire lo sviluppo di numerose patologie, tra cui diversi tipi di tumore, come quelli del colon-retto, della mammella e del fegato. Al riguardo, il ruolo dei cereali, e in particolare del grano, merita una riflessione attenta, soprattutto in una regione come la Sicilia, storicamente vocata alla produzione di varietà autoctone dal grande valore nutrizionale.

“Il tessuto adiposo in eccesso non è biologicamente inattivo – ha dichiarato Massimiliano Berretta, direttore dell’ambulatorio di nutrizione e terapie integrate in oncologia dell’A.o.u. Gaetano Martino di Messina -, produce citochine pro-infiammatorie, altera il metabolismo glicemico e favorisce uno stato di iperinsulinemia e resistenza insulinica. Questi meccanismi contribuiscono a creare un ambiente favorevole alla proliferazione cellulare e alla carcinogenesi. In questo scenario, l’alimentazione gioca un ruolo cruciale, infatti diete ricche di zuccheri semplici, farine industriali e alimenti ultra-processati contribuiscono non solo all’aumento di peso e al peggioramento della composizione corporea, ma anche a profonde alterazioni del microbiota intestinale, oggi riconosciuto come uno dei principali regolatori della salute metabolica e immunitaria”.

“Il microbiota intestinale (l’insieme dei microrganismi che popolano il nostro intestino) può essere considerato un vero e proprio organo funzionale – ha sottolineato l’oncologo -. Esso regola l’assorbimento dei nutrienti, modula il sistema immunitario e contribuisce al controllo dell’infiammazione. Una dieta povera di fibre e ricca di alimenti raffinati favorisce una condizione di disbiosi, cioè uno squilibrio dell’ecosistema intestinale, che porta a una riduzione dei batteri ‘benefici’ e a un aumento di specie pro-infiammatorie, con conseguenze rilevanti come l’aumento della permeabilità intestinale, il passaggio di endotossine nel sangue, e l’attivazione cronica del sistema immunitario. Il risultato è un’infiammazione persistente, che rappresenta un terreno favorevole sia per lo sviluppo dell’obesità sia per la progressione tumorale”.

“Un elemento chiave in questo equilibrio è rappresentato dalle fibre alimentari, abbondanti nei cereali integrali – ha aggiunto Berretta -. Le fibre vengono fermentate dal microbiota producendo acidi grassi a corta catena (Scfa), come il butirrato, che svolgono un’importante azione antinfiammatoria, rafforzano la barriera intestinale e contribuiscono alla protezione nei confronti del tumore del colon-retto. Il butirrato, in particolare, è stato associato in diversi studi alla capacità di modulare l’espressione genica e inibire la proliferazione delle cellule neoplastiche”.

Evidenze recenti suggeriscono inoltre che il microbiota possa influenzare la risposta alle terapie oncologiche, in particolare all’immunoterapia, proprio perché una flora intestinale equilibrata è associata a migliori risultati clinici, mentre la disbiosi può ridurne l’efficacia.

“I grani antichi offrono oggi un’opportunità straordinaria per chi desidera prendersi cura della propria salute, sia in termini di prevenzione che di supporto terapeutico – ha rivelato l’esperto -. In contesti clinici legati all’obesità e all’oncologia, la scelta di prodotti derivati da grani antichi risulta strategica. Le evidenze scientifiche suggeriscono, infatti, come queste varietà siano particolarmente indicate per supportare i protocolli di riduzione del peso corporeo, contrastare lo stato di infiammazione sistemica di basso grado e ottimizzare la funzionalità del microbiota intestinale”.

La Sicilia vanta una storia millenaria nella custodia di numerose varietà, ricordiamo Timilia (Tumminia), Russello, Perciasacchi e Maiorca, come alcuni esempi di un patrimonio agricolo di straordinario interesse. I benefici attribuiti a questi grani non sono semplici supposizioni, ma sono supportati da studi rigorosi.

“La loro natura non manipolata garantisce un minor impatto glicemico – ha sottolineato Berretta -, le farine che se ne ricavano, meno raffinate, rilasciano gli zuccheri in modo graduale, evitando i picchi di insulina e contribuendo alla sazietà. Questi chicchi sono veri e propri scrigni di micronutrienti che, rispetto al grano industriale, offrono un apporto decisamente superiore di vitamine del gruppo B e minerali essenziali come magnesio, zinco e ferro. Inoltre, la loro ricchezza di polifenoli e carotenoidi garantisce un’azione antiossidante naturale. Altro beneficio è la migliore digeribilità, grazie a una struttura del glutine meno ‘tenace’ e meno selezionata, che risulta più facile da processare per il sistema digerente”.

 

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